Attività culturali transfrontalieri -

Formazione - Convegni > Convegno 2008

 

Marco Chiriotti

Dirigente settore spettacolo

Assessorato alla Cultura

Regione Piemonte 

 

Beni e attività culturali in rapporti transfrontalieri 

 

Mi sembra interessante, visto anche quanto ripreso dalla presentazione del dépliant del convegno, fare il punto sui rapporti a cavallo delle Alpi, anche in relazione alla nascita, in tempi molto recenti, dell'Euroregione: un accordo che ha avuto un protocollo nel 2006, firmato a Torino, prima formalizzazione nel 2007, con la nascita di un organismo sotto l'egida dell'Unione Europea che riunisce le cinque regioni a cavallo delle Alpi e cioé Liguria, Piemonte, Val D'Aosta, Rhône-Alpes, Paca. Si tratta di un bacino di diciassette milioni di abitanti e quindi uno spazio di dialogo, di collaborazione e di condivisione di progetti, che farà da cornice istituzionale, e, come tale, potrà potenziare ulteriormente, se colta nel suo aspetto più positivo e propositivo, uno sviluppo dei rapporti culturali di dialogo e di comunicazione effettiva tra i due versanti delle Alpi. E' solo un punto di partenza, eppure molto è stato fatto in quest'ultimo decennio. Gli operatori e le istituzioni culturali, come abbiamo sentito anche dalle relazioni presentate in questo convegno, collaborano in modo autonomo. Proprio seguendo il percorso di questi dieci anni, si può rilevare come i rapporti diventino più incisivi solidi ed efficaci quando si stabilisca una condivisione, un dialogo con linee-guida e strategie di intervento a livello politico ed istituzionale. Questo è accaduto sui due versanti, in questi anni, sia per quanto attiene ai beni culturali, sia per quanto riguarda la produzione culturale e quindi l'attività e l'innovazione sotto il profilo culturale e tecnologico. Mi riferisco in particolare al settore dei beni culturali per quanto riguarda il Piemonte e all'accordo di programma-quadro sottoscritto alla fine degli anni '90 fra il Piemonte e il governo italiano: i fortissimi investimenti per il recupero del patrimonio storico- artistico e architettonico piemontese hanno portato, fra l'altro, al recupero delle residenze sabaude con la Reggia di Venaria, sicuramente l'intervento di punta. Ma mi riferisco anche agli interventi diffusi su tutto il patrimonio piemontese, che hanno riguardato, per esempio, le fortezze alpine che sono poi state l'oggetto di progetti Interreg sviluppatisi in questi anni. Questo progetto è stato giocato in anticipo sul versante francese stipulando accordi simili tra dipartimenti e stato francese per quanto riguarda le fortificazioni alpine, intervenendo con progetti di recupero e poi di valorizzazione da un punto di vista culturale e turistico. Sul versante delle attività e della produzione culturale è importante sottolineare il fatto che i due versanti alpini, in particolare il Piemonte e le regioni Rhône-Alpes e Paca, hanno investito, anche se con tempi diversi, e stanno sostanzialmente convergendo sul settore della produzione audiovisiva e cinematografica: Rhône-Alpes in particolare sul versante della produzione, Paca sul versante dei mercati internazionali dell'audiovisivo e dei festival, ovviamente. Il Piemonte ha inteso cogliere il settore della produzione cinematografica e audiovisiva come uno degli elementi di diversificazione dell'economia piemontese in anni di deindustrializzazione: il recupero dei beni culturali, ma anche questo nuovo settore delle nuove tecnologie quindi, costituiscono elementi su cui la regione Piemonte ha investito negli anni per diversificare l'economia e creare nuove occasioni di occupazione e di crescita economica. Si è puntato, inoltre, alla valorizzazione della ricerca di identità da parte dei territori che potessero attrarre risorse, investimenti e movimento turistico più in generale sul Sud Piemonte. Va ricordata negli ultimi anni la nascita della "Film Commission" e gli interventi che hanno stimolato l'arrivo sul nostro territorio di produzioni cinematografiche; ne è conseguito uno sviluppo degli investimenti e ovviamente dell'indotto del settore. Partendo da questi elementi, citerei tre grandi progetti che sono stati finanziati dalle modalità di intervento di Interreg negli scorsi anni e che hanno avuto come punto di riferimento e di partenza soprattutto il recupero e la valorizzazione di beni culturali: il primo progetto, "Sentinelle delle Alpi", aveva come base il recupero delle fortezze a cavallo della catena alpina ed ha coinvolto fortificazioni italiane da Vinadio a Fenestrelle-Exilles Bramafam e del versante francese. Si è trattato di un discorso comune di investimento di risorse nazionali a cui si sono poi aggiunte risorse europee per creare all'interno di queste fortezze l'apertura di siti d'informazione a completamento di interventi strutturali. In seguito, la proposta si è arricchita per il tramite della valorizzazione con la creazione di festival, di iniziative culturali, di momenti di produzione, di formazione culturale all'interno di questi siti che sono diventati punti di riferimento per il turismo culturale (è importante, infatti, evitare il rischio di intendere la presenza culturale subordinata a logiche turistiche). Occorre puntare sullo sviluppo di dinamiche di turismo sostenibile che vadano ad integrarsi con scelte turistiche più ampie che sono quelle del turismo invernale; ma, al di là di questo aspetto, si tratta anche di creare un'occasione di crescita culturale in sé e anche di produzione culturale da parte di compagnie professionali in ambito dello spettacolo dal vivo. Sicuramente "Sentinelle delle Alpi" è stato un esempio importante di collaborazione transfrontaliera che ha caratterizzato tutta la catena alpina a cavallo dei due stati . Un altro esempio è la "Memoria delle Alpi"che invece è un progetto per la rivalutazione del patrimonio della memoria relativa ad un territorio che punta alle giovani generazioni come primo destinatario. Il progetto si articola su due versanti: uno è i "Sentieri della libertà" quindi il recupero della memoria riferita soprattutto agli anni della seconda guerra mondiale, delle persecuzioni antiebraiche, della Resistenza, con la creazione del centro etnografico e di centri di documentazione sulla cultura materiale nelle aree alpine e che si configura all'interno di un discorso di rivalutazione e di creazione di ecomusei o comunque di presenza museale diffusa sul territorio - una delle caratteristiche della politica della Regione Piemonte. La creazione di una rete museale regionale diffusa aveva lo scopo di far dialogare fra loro e quindi di ottimizzare le relazioni e la crescita professionale del personale che in questi musei, spesso molto delocalizzati, operava sia in Piemonte che sul versante francese. L'ultimo esempio di questa tornata di progetti oramai conclusa è "Montagne in scena" in cui si passa dai beni culturali al versante delle attività culturali. "Montagne in scena" aveva come obiettivo il recupero di siti di produzione e di ospitalità culturale sul versante italiano con il recupero del Teatro civico di Busca, per esempio, chiuso da anni e che, grazie a questo progetto, ha potuto essere recuperato e poi rilanciato in veste di cerniera verso la Francia; il Convento dei Cappuccini di Caraglio, già aperto, che ma con questo progetto ha potenziato le sue capacità di ospitalità culturale diventando un centro, un punto di riferimento della Provincia di Cuneo per quanto riguarda la produzione culturale di arte contemporanea; mentre sul versante francese è stato possibile l'ampliamento di una sala dedicata all'attività di spettacolo del Centro culturale "Simone Signoret" di Château-Arnoux. Queste non sono che basi, luoghi di ospitalità, attorno a cui poi si sono sviluppate attività di formazione per i giovani, sperimentazioni di coproduzioni italo-francesi, in Piemonte e sull'altro versante alpino, che hanno permesso la produzione di eventi e quindi la creazione di rapporti che sono andati al di là del progetto per creare una continuità nel tempo. Forse questa è una delle maggiori criticità insita in questi progetti: il rischio che, una volta terminato il periodo progettuale e ovviamente i finanziamenti mirati ad hoc, si perdano i collegamenti, la continuità e la stabilità dei rapporti. Fortunatamente in alcuni di questi casi si è avuta una continuità che poi è stata ribaltata sui nuovi programmi Interreg con ulteriori progetti che approfondiscono e consolidano i rapporti di collaborazione. Per quanto riguarda la nuova progettualità dei beni culturali, ancora in fase di approvazione, ci auguriamo che vadano a buon fine i progetti Cultura che hanno come obiettivo sui due versanti la Valle di Susa e una realtà francese, il superamento delle barriere architettoniche e la costruzione di percorsi di visita accessibili anche ai portatori di handicap di diversa natura - un discorso importantissimo di pari opportunità per quanto riguarda le fasce di popolazione più svantaggiate - e poi un altro progetto originale che riguarda il sud del Piemonte e il Sud della Francia che è "Via per l'arte contemporanea": si tratta di un percorso di cultura contemporanea - museo diffuso a cielo aperto - da Digne a Cuneo-Caraglio partendo e arrivando da due centri di arte contemporanea esistenti sul territorio e che sono cresciuti in questi anni grazie a precedenti coprogettazioni di carattere europeo. L'arte contemporanea spesso è chiusa in aree metropolitane o comunque in luoghi deputati e cerca in questo modo di aprirsi e di condividere con il territorio una presenza diffusa e si ripromette di valorizzare beni storici attraverso la produzione di arte contemporanea. Ovviamente questo è un progetto che si rivolge innanzitutto a una popolazione giovane, ad artisti giovani con interventi di carattere formativo e interventi di carattere di produzione culturale vera e propria. Questi progetti hanno tutti sostanzialmente dei tratti comuni che possono essere sintetizzati nel recupero e nella valorizzazione del patrimonio storico-culturale, ma, parallelamente, anche un'attenzione alla nuova produzione culturale rivolta alla crescita delle giovani generazioni, alla formazione di figure professionali specifiche che poi facciano vivere questi luoghi anche una volta esauriti i progetti. Da questo punto di vista molto è stato fatto perché il recupero, il rilancio e la valorizzazione di siti come il Forte di Fenestrelle o il Forte di Exilles significassero la crescita di figure professionali che potessero poi mantenere e aprire strutture ricettive di accoglienza del pubblico potenzialmente italiano e francese. Ne consegue la creazione di un'economia sostenibile a livello locale delle singole comunità locali, una serie di ricadute economico-sociali come, per esempio, un'offerta turistica di carattere culturale che va a integrarsi con le dinamiche più ampie del turismo definito di massa, cui vengono date opportunità di fruizione culturale anche all'interno di territori in cui si va per fruire invece di opportunità di carattere sportivo o di altro tipo. Sono questi i risultati per quanto riguarda la progettazione sugli interventi di carattere più strutturale, mentre, per quanto riguarda lo spettacolo dal vivo, la collaborazione è stata meno sistematica, anche se una vivacità innegabile si sta manifestando negli ultimi anni con la nascita di .progetti comuni e di un'attenzione reciproca sui due versanti italiano e francese. Si è manifestata in questi anni una volontà di accoglienza da parte di istituzioni culturali che nascono e che hanno come obiettivo quello di uno scambio di ospitalità tra artisti soprattutto sul versante del teatro, dove la nascita di festival e istituzioni che hanno una vocazione marcatamente europea è stata significativa per il consolidamento dei rapporti con la Francia. Ne è esempio l'iniziativa che negli anni passati ha svolto il Teatro Stabile di Torino con il progetto internazionale e, più recentemente, la Fondazione Teatro Piemonte Europa, che ha come vocazione l'ospitalità di operatori teatrali e compagnie teatrali europee, ha saputo costruire progetti di coproduzione con compagnie francesi. Proprio in questi giorni è in scena uno degli esiti più fortunati di questa collaborazione qui a Torino: alludo al Festival delle Colline torinesi che è sicuramente una delle vetrine più importanti di teatro francese qui a Torino, anche qui un evento a vocazione europea, ma che sviluppa un'attenzione particolare al rapporto con la Francia , premessa per un progetto europeo - di cui dirò tra poco - che ha delle potenzialità decisamente importanti se sfruttate appieno. Per quanto riguarda il Teatro Ragazzi, la nascita due anni fa a Torino della Casa del Teatro Ragazzi, una struttura gemella di quella esistente a Lione ormai da molti anni, ha subito saputo porsi come polo di produzione e ospitalità di livello europeo. Si sono creati così due poli che dialogano costantemente e che hanno un rapporto di coospitalità di compagnie, di forti prospettive di collaborazione e di dialogo che possono coinvolgere un pubblico molto vasto e innanzitutto di carattere scolastico. Per quanto riguarda gli aspetti di promozione dello spettacolo che viene prodotto in Piemonte e sul territorio francese, la nostra regione è presente da 11 anni al Festival di Avignon nella sezione off con il progetto "Piemonte dal vivo"che presenta non solo il sistema dei festival piemontesi, ma ogni anno dà visibilità a due compagnie teatrali che rappresentano spettacoli presentati agli operatori e al pubblico di Avignone. Chi è stato ad Avignone sa che tipo di kermesse sia questo festival: un vero trampolino per alcune compagnie con progetti qualificati poi diffusi in modo costante sul territorio francese. Sulla base di questa esperienza degli ultimi anni si è accentuata la volontà di portare progetti coordinati piemontesi sul territorio francese e direi che i francesi sono un po' specializzati nel creare queste grandi kermesses di cui Avignone sicuramente è un esempio conosciuto da tutti. Quest'anno siamo stati al festival di Chalon-sur-Saône con il Festival di Teatro di Strada; anche qui una grandissima kermesse, che coinvolge tutta questa cittadina del centro della Francia, in cui la presenza coordinata delle compagnie e degli operatori piemontesi che agiscono in questo settore ha avuto un impatto positivo,indice del modo corretto di approcciarsi ad un pubblico di operatori stranieri che vogliono conoscere la realtà italiana per farne poi un veicolo di ricadute economiche per la circuitazione degli artisti. L'esperienza verrà ripetuta l'anno prossimo per quanto riguarda il teatro di figura al Festival di Charleville-Mézières. Dicevo del Festival delle Colline torinesi che, insieme all'Espace Malraux di Chambéry - una sorta di Teatro Stabile francese nella città di Chambéry - ha sviluppato il progetto "Carta bianca" realizzato negli scorsi due anni sotto l'egida dell'Ente Teatrale Italiano e dell'Onda, istituzione analoga per quanto riguarda la Francia. "Carta bianca" mira alla creazione di un progetto di scambio di ospitalità, di potenziale coproduzione e di creazione di un flusso stabile di operatori teatrali e di danza italiani e francesi sui due territori. Se il progetto verrà ammesso ai finanziamenti, si punterà a creare un rapporto stabile di circolazione e di scambio di artisti e opere che è uno degli obiettivi principali dell'Unione europea per quanto riguarda gli interventi di carattere culturale. La circolazione auspicata include potenzialmente anche il pubblico, con forme di scambio presso le strutture che parteciperanno al progetto: il problema risiede per ora nell'affrontare i testi poiché si pone il problema della traduzione, della realizzazione e dell'allestimento di spettacoli che abbiano sottotitoli che rendano più accessibili i testi per un pubblico vasto e non solo per gli spettatori che conoscano le lingue. Ovviamente, il progetto contempla la formazione e la crescita di generazioni di artisti che si approccino in modo innovativo e più aperto a questo rapporto tra i due versanti delle Alpi. Per concludere non posso trascurare l'aspetto che dicevo inizialmente del cinema. Ci sono vocazioni ben definite sui due versanti ben sviluppate e consolidate in Francia. La regione Rhône-Alpes è il secondo polo produttivo e cinematografico francese, credo dopo Parigi, di Paca ho detto con il festival di Cannes, ma al di là del Festival ci sono i mercati di Cannes e di Marsiglia del cinema e della televisione che sono di livello assolutamente internazionale e costituiscono dei punti di riferimento a cui le aziende piemontesi partecipano ormai da anni in modo costante e coordinato. Quindi si tratta di sviluppare i rapporti di un sistema piemontese del cinema che si è andato definendo in questi ultimi anni e che si pone ormai in modo assolutamente credibile anche dall'altra parte delle Alpi, mettendo in particolare rilievo le eccellenze che abbiamo sul nostro territorio; una di queste, forse non troppo conosciuta, è il cinema di animazione che ha in Piemonte probabilmente il polo produttivo maggiore a livello nazionale italiano e che ha da contraltare in Rhône Alpes il maggior riferimento francese a livello produttivo. Direi che un dialogo e progetti co-produttivi di aziende dal versante piemontese in multimedia come Lastrego e Testa, ( per chi li conosce, sono produttori di Giovanna o Aladino , per chi ha figli che guardano i cartoni animati) o centri ad alta tecnologia come gli studi Lumick o società storiche come la Lanterna Magica hanno ormai potenzialità produttive chiaramente espresse a livello internazionale. Sarebbe importante costituire un trampolino di lancio ulteriore per rendere molto più stabile un settore produttivo che in Piemonte è ancora gracile da questo punto di vista. L'industria Audiovisiva può essere una punta che può offrire, per quanto riguarda il cinema di animazione, sbocchi occupazionali di carattere altamente qualificato ai giovani che escono dalle nostre università. Questo, come dicevo all'inizio, all'interno di questa cornice Euroregione che può essere la cornice istituzionale dove facilitare, in modo decisamente migliore rispetto a quanto fatto in passato, l'incontro tra artisti e operatori della cultura francesi e piemontesi. Avremo un incontro a Genova il 18-19 dicembre prossimi in cui ci sarà l'occasione per fare un primo punto della situazione anche in vista di Marsiglia capitale della cultura del 2013 per cui i marsigliesi si stanno già muovendo: quest'occasione sarà utile anche per sviluppare progetti e collaborazioni a medio e lungo periodo.